Nicola Moscelli

HOW TO BAKE A FAMILY (2025)


Come italiano che vive nei Paesi Bassi, questo progetto è nato come un modo per esplorare le radici e l’identità insieme ai miei figli—nati in un paese che non è il mio, da una madre di un’altra nazionalità ancora. La serie è un manifesto ironico della convivialità: su come la cucina, i rituali di cura e la memoria possano tenere unita una famiglia. Tutto è iniziato quando mi sono imbattuto in alcuni piccoli fogli scritti con l’inconfondibile grafia di mia nonna. C’erano ricette, ma anche pensieri sparsi—frasi forse annotate solo per se stessa. Leggerle è stato come ritrovarla. In quelle parole viveva il suo modo gioioso e positivo di guardare il mondo, di prendersi cura di noi. Questo lavoro riflette in modo giocoso sull’eredità di mia nonna, sulla sua impronta nella mia infanzia e sul tipo di infanzia che io, come padre—che noi, come famiglia—desideriamo costruire per nostro figlio e nostra figlia. Combinando i suoi consigli, ancora riecheggianti nella nostra memoria condivisa, i suoi appunti manoscritti, frammenti di filmati Super 8 d’epoca e fotografie di gesti quotidiani che attraversano quattro generazioni, il progetto evoca uno spazio invisibile ma profondamente condiviso: un paesaggio domestico plasmato dalla memoria, dall’immaginazione e dalla continuità. Tornando alle sue parole e ai suoi rituali, ho trovato non solo un legame con il passato, ma anche una via per il futuro—un insegnamento silenzioso che mia nonna aveva lasciato. Un modo, forse, per “sfornare” una famiglia.

Dedicato a nonna Maria (1926–2005).

Testo di Nicola Moscelli

BIO

Fotografo e documentarista italiano residente nei Paesi Bassi. Nato a Taranto nel 1980 e cresciuto a Bari, dove si è laureato in Ingegneria Elettronica. Ha vissuto a Madrid, Vienna e Monaco di Baviera prima di trasferirsi a L’Aja, dove attualmente vive. È membro del collettivo artisti StroomDen Haag e del Vernacular Social Club. Attraverso l’uso combinato di fotografie originali e archivio, sviluppa narrazioni visive che esplorano il rapporto tra territorio, identità e memoria, con un’attenzione particolare alle eredità storiche e culturali. Parallelamente, si dedica a progetti di natura più intima e vernacolare legati alle pratiche familiari e ai gesti quotidiani, in cui la fotografia diventa uno strumento per indagare la trasmissione affettiva e rituale del sapere domestico. È autore di Dead End (Penisola Edizioni, 2024), libro selezionato per gli Aperture-Paris Photo PhotoBookAwards 2024 (categoria First PhotoBook), per il Premio FotoFabbrica 2024 al DieciXDieciFestival, e attualmente finalista al Fedrigoni Top Award 2025 (categoria Publishing) e al Festival PhotoEspaña (Mejor Primera Publicación). Il suo lavoro è stato pubblicato su piattaforme quali John Adams Institute, PhMuseum, Urbanautica, Der Greif, Fotograf Magazine, Discorsi Fotografici, Perimetro e C41 Magazine.