Maurizio Di Pietro

ZERO HUNGER


Le Nazioni Unite mirano a raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” entro il 2030. Il progetto pone l’accento su una soluzione innovativa e sostenibile alla crescente crisi alimentare: sfruttare il potenziale degli insetti come fonte di proteine. 

L’Obiettivo 2 delle Nazioni Unite - Fame Zero - mira a creare un mondo libero dalla fame entro il 2030, sottolineando la necessità di adattare i nostri stili alimentari per soddisfare i requisiti nutrizionali di una popolazione in crescita e di un pianeta in difficoltà. Esso si concentra inoltre sulla ricerca di soluzioni sostenibili per porre fine alla fame nel mondo. Gli insetti vengono spesso citati nel dibattito – tra scetticismo e curiosità – come una potenziale soluzione e il cosiddetto “Cibo del Futuro”, grazie al loro potenziale come fonte proteica. Infatti, gli insetti sono ricchi di proteine di alta qualità e sono altamente sostenibili grazie al loro impatto ambientale minimo in termini di emissioni di gas serra e utilizzo di acqua e suolo. L’allevamento intensivo tradizionale ha pesanti conseguenze ambientali, essendo responsabile di circa il 14,5% delle emissioni globali di gas serra. Consuma inoltre enormi quantità di acqua e terreni fertili e spesso è causa di deforestazione e perdita di biodiversità. Al contrario, gli insetti possono essere allevati in spazi verticali ridotti, richiedendo fino al 90% di acqua in meno ed emettendo gas serra trascurabili rispetto all’allevamento tradizionale. Inoltre, gli insetti possono essere allevati utilizzando scarti alimentari e agricoli, creando un ciclo di produzione circolare che trasforma questi scarti in prezioso nutrimento, minimizzando l’impatto ambientale e riducendo gli sprechi. Già oggi, oltre 2 miliardi di persone consumano insetti come alimento e ne esistono oltre 1.900 specie commestibili. Le più consumate si trovano in Messico, Africa e Sud-est asiatico, e gli insetti più apprezzati sono coleotteri e bruchi. Le nuove frontiere dell’alimentazione stanno rivoluzionando il nostro modo di pensare a ciò che mangiamo; tuttavia, ci sono ancora alcune sfide da superare. L’ostacolo principale è la resistenza culturale e psicologica dei consumatori occidentali, che spesso associano gli insetti a qualcosa di disgustoso o non commestibile. Per questo motivo, l’industria sta cercando di trasformare gli insetti in un prodotto più accettabile, che le persone possano identificare con pasta, cracker, biscotti o altri alimenti familiari. Gli chef stanno creando e promuovendo piatti a base di insetti, mentre i ricercatori stanno studiando i modi più sostenibili ed economici per promuovere l’uso degli insetti come alimento umano. La scelta di includere gli insetti nei nostri sistemi alimentari non è solo una curiosità gastronomica o una tendenza passeggera; è una strategia di sopravvivenza e una responsabilità globale.

Testo di Maurizio Di Pietro

BIO

Maurizio Di Pietro è un fotografo documentarista freelance italiano, focalizzato principalmente su temi sociali e ambientali. Laureato nel 2001 in Scienze dell’Informazione, spesso porta nei suoi lavori la passione per la scienza e la tecnologia, ma anche la propria intimità e delicatezza. Ha lavorato per molti anni come fotografo di scena, in seguito, collaborando con alcune organizzazioni non governative in Marocco, Sri Lanka, Guatemala e Cisgiordania, conosce e si appassiona alla fotografia documentarista. Si specializza così nella scuola fotografica WSP Photography di Roma e intraprende la professione di fotografo documentarista freelance. Maurizio lavora per diversi anni in Kenya documentando gli effetti del cambiamento climatico e contemporaneamente si dedica ad aspetti sociali e umani, affrontando il tema della disabilità. Maurizio continua il binomio ambiente e sociale toccando gli aspetti più intimi con un progetto a lungo termine che ritrae la sua famiglia durante gli anni più duri, e nello stesso tempo si dedica alla sostenibilità alimentare e ambientale con il suo lavoro ancora in corso ZERO HUNGER. Le sue immagini sono apparse in magazine nazionali e internazionali come National Geographic, Geo Francia, BBC, Der Spiegel, L’Espresso, Il Corriere della Sera e molti altri. I suoi lavori sono stati premiati nei concorsi internazionali più prestigiosi, tra cui il Sony World Photography, Pictures of the Year, Lucie. Nel 2023 vienericonosciuto come Environmental Photographer of the Year