Francesco Zizola
HYBRIS
Mare Omnis. De Hybris et Mensura è un’installazione site-specific diffusa che attraversa il centro storico di San Lucido, insinuandosi nello spazio urbano come una presenza intermittente, familiare e insieme estranea. Le opere non sono concentrate in un unico luogo espositivo, ma disseminate lungo un itinerario che si costruisce nel tempo e nello spostamento, affidato allo sguardo e al corpo di chi vive e attraversa il paese. Il progetto nasce dal desiderio di coinvolgere non solo il pubblico specializzato del festival, ma anche — e soprattutto — le persone “normali”: gli abitanti, i passanti, i turisti estivi. Le opere si presentano come corpi inattesi nel tessuto quotidiano, elementi che interrompono la consuetudine e chiedono di essere letti, attraversati, messi in relazione. L’installazione dialoga con luoghi simbolici del paese: una porta d’ingresso, un bastione affacciato sull’orizzonte del mare, vicoli e piazzette, una chiesa, fino a uno spazio chiuso e raccolto dedicato alla proiezione. Ogni intervento è pensato in relazione al contesto fisico e simbolico che lo accoglie, e partecipa a una narrazione frammentata che lo spettatore è chiamato a ricostruire.
Il nucleo concettuale del progetto è la relazione tra esseri umani e natura, qui metaforizzata attraverso l’antica pratica della pesca al tonno rosso con la tonnara. Una pratica millenaria, oggi scomparsa da questo territorio ma ancora viva nella memoria collettiva, concepita secondo una logica di misura, rispetto e responsabilità. Un sistema che temeva l’eccesso — la Hybris — come colpa capace di rompere l’equilibrio tra uomini, natura e divinità. Il tonno, il pescatore, la rete diventano così figure simboliche: immagini che attraversano la storia, la religione e l’economia. Il pesce è stato segno di riconoscimento di una comunità clandestina e perseguitata; i pescatori sono stati metafora di una trasformazione possibile, fondata su valori condivisi piuttosto che sul profitto. In questo lavoro, essi riemergono come presenze paradossali e necessarie, capaci di ricordarci che un altro rapporto con il mondo è stato possibile — e forse può ancora esserlo.
Le opere fotografiche, tutte in bianco e nero, contrastano con il cortometraggio finale, a colori, creando una tensione temporale e percettiva. Alcuni interventi sono pensati per durare oltre il tempo del festival, lasciando nel territorio una traccia, una sedimentazione, un residuo. Nulla è spiegato in modo didascalico: il senso ultimo dell’installazione si costruisce solo attraverso uno sforzo attivo di lettura, attenzione e responsabilità. Come la tonnara, anche questa installazione è una struttura complessa: non cattura, ma trattiene; non impone, ma mette in relazione. Chiede tempo, misura e ascolto. E affida allo spettatore la scelta se attraversarla — o restare in superficie.
Testo di Francesco Zizola
BIO
Francesco Zizola (Roma, 1962) ha documentato per decenni guerre e crisi umanitarie, vincendo dieci World Press Photo Awards oltre che altri numerosi riconoscimenti. Autore di libri e mostre internazionali, le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private. Negli ultimi anni concentra la sua ricerca nel progetto Hybris , dedicato al rapporto conflittuale tra l’uomo e la natura.