Alessandro Truffa
BOJA FAUSS
Boja Fauss affronta il tema di come la violenza di eventi storici del passato si sedimenti in una fitta rete di elementi culturali e simbolici apparentemente nascosti sotto il velo della stratificazione temporale. Il lavoro ripercorre documenti giudiziari, archivi e spazi museali, leggende cittadine ed episodi di cronaca legati alla città di Torino, riportando questi elementi alla luce come fuochi fatui assopiti. La narrazione visiva risultante si struttura come un percorso di archeologia della memoria che tenta di rivelare come il trauma storico causato dai pubblici rituali di Giustizia si sia radicato nella lingua dialettale, nella cultura popolare, nella produzione museale e architettonica della città. Partendo dalla leggenda secondo la quale il pancarrè sarebbe stato inventato dai panettieri torinesi come disobbedienza civile per esercitare una forma di malocchio contro il boia, il libro che ne é risultato occulta la narrazione visiva all’interno di doppie pagine raffiguranti morbide fettine di questo alimento. La natura esoterica del pancarrè dialoga con la dimensione ludica dell’oggetto libro finale, le cui scelte editoriali invitano il lettore a compiere una sorta di esorcismo per riaprire una ferita mnemonica profonda, chiedendogli, al contempo, di confrontarsi col senso di questa rimozione.
Alle 7:37 del 4 marzo 1947 si svolse a Torino l’ultima esecuzione capitale della storia giudiziaria italiana contro gli autori della strage di Villarbasse. Trasferiti al carcere Le Nuove, nonostante la richiesta di ricorso alla Cassazione, i tre detenuti furono comunque condannati per il forte impatto che il caso di cronaca aveva generato sull’opinione pubblica. Vennero giustiziati in un poligono di tiro da un plotone di esecuzione formato da un gruppo di poliziotti locali. Si chiudeva così uno dei più efferati crimini dell’immediato dopoguerra e, al contempo, un evento chiave della storia del diritto penale italiano, rimasto celebre come l’ultimo reato comune punito con l’applicazione della pena di morte. Nello stesso luogo, circa un secolo prima, leggenda vuole che, tra le forme di scortesia riservate dal popolo al boia, i panettieri gli porgessero il pane al contrario per esercitare una forma di disprezzo e malocchio. Gli amministratori locali, spinti dalle ripetute segnalazioni e lamentele del boia, emisero un’ordinanza cittadina che vietava formalmente tale pratica discriminatoria. Fu così che i panettieri, per aggirare la legge con una scelta creativa, inventarono un nuovo dispositivo dal potere magico e simbolico, un tipo di pane dalla forma a mattone: il pancarré. Uguale sia sotto che sopra, il pancarré occultava il suo messaggio. Nell’impossibilità di riconoscere il lato di cottura poteva continuare ad essere servito capovolto, esercitando così il suo potere silenzioso. Il pancarré, oggi un soffice fantasma di cui nutrirsi, nascerebbe a scapito del suo valore alimentare, per essere assunto a strumento di dissenso politico contro una figura percepita come l’incarnazione di un sistema in cui la Giustizia era ritualizzata pubblicamente e si manifestava quale strumento di controllo. Nel suo impasto si amalgama una miscela eterogenea di elementi: cronaca giudiziaria e storia popolare, scritti letterari e documenti d’archivio; echi di un trauma sedimentatosi nella memoria collettiva, ma occultato sotto una morbida e rassicurante superficie.
Testo di Alessandro Truffa
BIO
Fotografo e artista visivo con base a Torino. La sua ricerca si concentra sui temi legati alle relazioni di cura e alle tradizioni rituali, esplorando le possibili connessioni tra il linguaggio fotografico e ambiti disciplinari differenti come scienze naturali, semiotica e antropologia. Ha esposto il suo lavoro a Fotografia Europea ed è stato finalista del Premio Luigi Ghirri, vincitore del Premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico e vincitore della sezione Fotografia Contemporanea del Premio Francesco Fabbri. È autore di fotolibri come Fuoco contro Fuoco (2022) edito da Giostre Edizioni e Boja Fauss (2023) edito da Corraini Edizioni e che sarà esposto al festival sotto l’area “Tradizione”.